INAIL – Estratto linee guida per gestione degli spazi di lavoro

Gli spazi di lavoro devono essere rimodulati nell’ottica del distanziamento sociale compatibilmente con la
natura dei processi produttivi. Nel caso di lavoratori che non necessitano di particolari strumenti e/o
attrezzature di lavoro e che possono lavorare da soli, gli stessi potrebbero, per il periodo transitorio, essere
posizionati in spazi ricavati ad esempio da uffici inutilizzati, sale riunioni, ecc.
Per gli ambienti dove operano più lavoratori contemporaneamente potranno essere trovate soluzioni
innovative come ad esempio il riposizionamento delle postazioni di lavoro adeguatamente distanziate tra
loro e l’introduzione di barriere separatorie (pannelli in plexiglass, mobilio, ecc.).


Per gli spazi comuni, comprese le mense aziendali, i punti di ristoro e gli spogliatoi, i servizi igienici deve
essere prevista una ventilazione continua degli ambienti, prevedendo altresì una turnazione nella fruizione
nonché un tempo ridotto di permanenza all’interno degli stessi, naturalmente con adeguato distanziamento.
Nella gestione dell’entrata e dell’uscita dei lavoratori devono essere favoriti orari scaglionati e laddove
possibile, prevedere una porta di entrata ed una di uscita dedicate.
Devono essere limitati al minimo indispensabile gli spostamenti all’interno dell’azienda, comunque nel
rispetto delle indicazioni aziendali.
Non sono consentite le riunioni in presenza, favorendo il collegamento a distanza o, se le stesse sono
necessarie, possono avvenire garantendo un adeguato distanziamento e riducendo al minimo il numero di
partecipanti.
L’accesso di fornitori esterni potrà avvenire secondo modalità, percorsi e tempistiche ben definite
dall’azienda; per le attività di carico/scarico si dovrà rispettare il previsto distanziamento.

Organizzazione e orario di lavoro
Al fine anche di ridurre il contatto sociale nell’ambiente di lavoro potranno essere adottate soluzioni
organizzative innovative che riguardano sia l’articolazione dell’orario di lavoro sia i processi produttivi,
limitando anche la necessità di trasferte.
L’articolazione del lavoro potrà essere ridefinita con orari differenziati che favoriscano il distanziamento
sociale riducendo il numero di presenze in contemporanea nel luogo di lavoro e prevenendo assembramenti
all’entrata e all’uscita con flessibilità di orari.
È essenziale evitare aggregazioni sociali anche in relazione agli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro
e rientrare a casa (commuting), con particolare riferimento all’utilizzo del trasporto pubblico. Per tale motivo
è necessaria un’azione integrata per mitigare questa tipologia di rischio tramite misure organizzative
dedicate, ad esempio adottando piani di mobilità adeguati, misure specifiche per disciplinare l’uso dei mezzi
pubblici o incentivando forme di trasporto sul luogo di lavoro differenti, anche con il mezzo privato.
In ogni caso, all’interno dei mezzi pubblici oltre al distanziamento sociale è raccomandabile l’uso di
mascherine per tutti gli occupanti.
Tenendo altresì conto della commisurazione della produttività rispetto alla reale disponibilità dei lavoratori
nella fase di transizione, ove alcuni lavoratori suscettibili, previa valutazione del medico competente,
potranno essere ricollocati in altra mansione o essere temporaneamente non idonei a riprendere il lavoro,
va effettuata un’analisi dei processi con distribuzione dei compiti, articolazione dei turni, nonché
valorizzando, ove possibile, le forme di lavoro a distanza e modulando, anche con utilizzo di tecnologie
innovative, l’articolazione stessa del lavoro.
Tra le misure organizzative già ampiamente utilizzate nella prima fase, si richiamano le diverse forme di
lavoro a distanza, ove compatibili, soprattutto per le attività di supporto gestionale/amministrativo. Si tratta
di una modalità che si è rivelata pur nelle sue complessità ed in attesa di più specifici indicatori di
monitoraggio una soluzione efficace che, nell’ambito dei servizi ed in molti settori della pubblica
amministrazione, ha permesso la continuità dei processi lavorativi e, allo stesso tempo, ha contribuito in
maniera sostanziale al contenimento dell’epidemia. Anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro
costituirà un utile e modulabile strumento di prevenzione in molti settori. L’utilizzo di tali forme di lavoro a
distanza necessita tuttavia di rafforzare le misure di supporto per la prevenzione dei rischi connessi a questa
tipologia di lavoro, in particolare fornendo assistenza nell’uso di apparecchiature e software nonché degli
strumenti di videoconferenza, incoraggiando a fare pause regolari; in aggiunta, il management dovrà tenere
conto della necessità di garantire il supporto ai lavoratori che si sentono in isolamento e a quelli che
contestualmente hanno necessità di accudire i figli.

Misure di prevenzione e protezione
In coerenza con i processi di valutazione e gestione del rischio disciplinati dal D. Lgs 81/08 e s.m.i., vanno
adottate misure di carattere generale e specifico commisurate al rischio di esposizione a SARSCoV2
negli ambienti di lavoro privilegiando misure di prevenzione primaria.

Informazione e formazione
Devono essere adeguate, contestualizzate e, allo stesso tempo, adattate allo specifico ambito lavorativo, in
modo da permettere a tutti i lavoratori di comprendere puntualmente ed esattamente le modalità del
rischio, sia valorizzando l’ampia attività comunicativa già fatta rispetto al periodo di chiusura passato, sia
anche valorizzando la consapevolezza reciproca del rischio che, proprio per la sua tipologia, vede la
prevenzione intrinseca nel distanziamento sociale, nei comportamenti e nelle misure di prevenzione anche
individuali.
È quindi imprescindibile mettere in atto un’incisiva ed efficace attività di informazione e formazione, con
particolare riferimento al complesso delle misure adottate cui il personale deve attenersi; è altresì necessario
realizzare un’efficace comunicazione anche finalizzata ad evitare, ad esempio, forme di stigmatizzazione nei
confronti di lavoratori che provengono da aree a pregresso maggior rischio nonché a favorire – in tempo di
“infodemia” l’accesso a fonti istituzionali per le informazioni, evitando così il moltiplicarsi di fake news.
Pertanto, le principali fonti istituzionali di riferimento sono:
• Ministero della Salute
• Istituto Superiore di Sanità (ISS)
• Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL)
• Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
• Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)
Va altresì contestualizzato che la percezione di questo rischio, anche per il grande impatto e la sua
straordinarietà ed eccezionalità, crea nei lavoratori una sensazione di insicurezza che può anche agire sugli
altri rischi. Quindi la corretta ed intrinseca gestione del rischio, nonché la corretta comunicazione del rischio,
unitamente a tutte le altre soluzioni adottate, possono creare un senso di consapevolezza e di adeguatezza
delle misure poste in essere.

Misure igieniche e di sanificazione degli ambienti
Nell’attuale situazione di emergenza pandemica da SARSCoV2,
ciascun individuo è chiamato ad applicare
le misure di prevenzione raccomandate al fine di limitare la diffusione dell’infezione. Tali misure, già descritte
nei documenti prodotti dal Ministero della Salute e dall’ISS, si concretizzano nei comportamenti da seguire
per l’intera popolazione.
Pertanto, in più punti dell’azienda devono essere affissi poster/locandine/brochure che pubblicizzano le
suddette misure ed in particolare l’azienda metterà a disposizione idonei mezzi detergenti per una
raccomandata frequente pulizia delle mani.
Sarebbe opportuno, soprattutto nelle aree geografiche a maggiore endemia o nelle aziende in cui si sono
registrati casi sospetti di COVID19, prevedere, alla riapertura, una sanificazione degli ambienti, delle
postazioni di lavoro e delle aree comuni. In ogni caso va garantita la pulizia giornaliera dei locali, degli
ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni nonché la sanificazione periodica.
Utilizzo di mascherine e dispositivi di protezione individuali (DPI) per le vie respiratorie
Vanno mappate tutte le attività, prevedendo di norma, per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni,
l’utilizzo di una mascherina chirurgica, come del resto normato dal DL n. 9 (art. 34) in combinato con il DL n.
18 (art 16 c. 1).
La valutazione dei rischi nelle singole realtà aziendali è lo strumento adeguato per la determinazione di
specifici DPI anche in relazione al complesso dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.
Indicazioni più specifiche sono state definite per gli operatori della sanità con il documento pubblicato
dall’Istituto Superiore di Sanità in materia.

Sorveglianza sanitaria e tutela dei lavoratori fragili
In considerazione del ruolo cardine del medico competente nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori,
in particolare attraverso la collaborazione alla valutazione dei rischi ed alla effettuazione della sorveglianza
sanitaria, non si può prescindere dal coinvolgimento dello stesso in un contesto del genere, al di là
dell’ordinarietà.
Relativamente alle aziende dove non è già presente il medico competente, in via straordinaria, va pensata la
nomina di un medico competente ad hoc per il periodo emergenziale o soluzioni alternative, anche con il
coinvolgimento delle strutture territoriali pubbliche (ad esempio, servizi prevenzionali territoriali, Inail, ecc.)
che, come per altre attività, possano effettuare le visite, magari anche a richiesta del lavoratore.
Pertanto, il medico competente va a rivestire un ruolo centrale soprattutto per l’identificazione dei soggetti
suscettibili e per il reinserimento lavorativo di soggetti con pregressa infezione da SARSCoV2.
I dati epidemiologici mostrano chiaramente una maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della
popolazione nonché in presenza di alcune tipologie di malattie cronico degenerative (ad es. patologie
cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche) che in caso di comorbilità con l’infezione possono influenzare
negativamente la severità e l’esito della patologia.
In tale ottica potrebbe essere introdotta la “sorveglianza sanitaria eccezionale” che verrebbe effettuata sui
lavoratori con età >55 anni o su lavoratori al di sotto di tale età ma che ritengano di rientrare, per condizioni
patologiche, in questa condizione anche attraverso una visita a richiesta. In assenza di copertura immunitaria
adeguata (utilizzando test sierologici di accertata validità), si dovrà valutare con attenzione la possibilità di
esprimere un giudizio di “inidoneità temporanea” o limitazioni dell’idoneità per un periodo adeguato, con
attenta rivalutazione alla scadenza dello stesso.
Per il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione da SARSCoV2,
il medico competente, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone secondo le modalità previste e
rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza, effettua la “visita medica precedente
alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni
continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione” (D. Lgs 81/08 e s.m.i, art. 41 c. 2 lett. e ter),
anche per valutare profili specifici di rischiosità e comunque indipendentemente dalla durata dell’assenza per
malattia, in deroga alla norma.
In merito a tale tipologia di soggetti, la letteratura scientifica evidenzia che le persone che si sono ammalate
e che hanno manifestato una polmonite o una infezione respiratoria acuta grave, potrebbero presentare una
ridotta capacità polmonare a seguito della malattia (anche fino al 2030% della funzione polmonare) con possibile necessità di sottoporsi a cicli di fisioterapia respiratoria. Situazione ancora più complessa è quella dei soggetti che sono stati ricoverati in terapia intensiva, in quanto possono continuare ad accusare disturbi
rilevanti descritti in letteratura, la cui presenza necessita di particolare attenzione ai fini dell’emissione del
giudizio di idoneità.
Vanno sviluppati in questa fase percorsi ad hoc di aggiornamento professionale e raccomandazioni
operative per i medici competenti a cura di società scientifiche del settore di riferimento e delle Istituzioni
sul tema specifico.

 

 

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